martedì 16 luglio 2013

Poteri magici



Posso dormire cento giorni senza annoiarmi mai
Avere come amico solamente un bonsai
Leggere un libro e volare oltre il mare
Posso fingere di credere, fingere di amare
Saltare dieci pasti e abbuffarmi di notte
Andare avanti ogni giorno con le ossa rotte
Posso volere mille cose e non farne nessuna
Posso cercare la ragione sulla faccia scura della luna
So capire tutto o niente quasi a comando
So viaggiare nel tempo semplicemente ricordando
Posso ascoltare una canzone e non saperla cantare
Posso non saper partire e voler sempre andare
Ma il massimo potere, lasciatemelo dire,
È resistere ogni giorno, nonostante il mio fallire.

mercoledì 26 giugno 2013

"Però malgrado tutto si era stati bene assieme,
così, senza un futuro, in incertezza intenerita.
Pensavo: "Farlo o no? Parlare o no? Restare assieme e poi cambiarsi vita?

Ma se fossimo stati un' altra coppia fra le tante
avremmo trasformato tutto in quella poca gioia
o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante l' urlare della noia?"

(Inutile, Francesco Guccini)

martedì 18 giugno 2013

Ballade des dames du temps jadis

Ditemi dove, in che contrada
È Flora, la bella Romana?
Alcibaide o Taide
Che fu sua cugina germana;
Eco, che parla se la voce si rincorre
Al di sopra di un fiume o di uno stagno
La cui bellezza fu troppo più che umana?
Ma dove sono le nevi dell’altr’anno?

Dov'è la dottissima Eloisa,
Per la quale fu castrato ed entrò in convento
Piero Abelardo a Saint Denis?
Per amor suo subì quel destino
E dimmi ancora dov'è la regina
Che comandò che Buridano
Fosse gettato nella Senna
Dentro un sacco?
Ma dove sono le nevi dell’altr’anno?

La Regina Bianca come giglio,
Che cantava con voce di sirena
Berta dal pié d’oca, Beatrice, Alice,
Harembourgis che governò la Mayne,
E la valorosa Giovanni di Lorena,
Che gl'Inglesi bruciarono a Rouen,
Dove sono,dove, Vergine sovrana?
Ma dove sono le nevi dell’alr’anno

Principe, non cercate invano
Dove loro son ora, né nel corso di quest’anno
Perché non vi rimandi al ritornello:
Ma dove sono le nevi dell’altr’anno?

(Vrancois Villon)

venerdì 31 maggio 2013

"Uniti nel testardo inseguimento di una società più giusta, senza diseguaglianze."

Così il sindaco Pisapia ha definito il rapporto fra Dario Fo e Franca Rame. In questa frase ha riassunto in maniera estremamente efficace la loro vita, le loro idee, le loro lotte e credo non esista definizione migliore per una storia d'amore.

"Uniti", perché a questo mondo siamo tutti esseri soli, ma abbiamo bisogno di un compagno, di qualcuno con cui dividere la nostra solitaria esistenza. Abbiamo bisogno di riempire il vuoto e di abbracciarci a qualcuno, anima e corpo. Abbiamo bisogno di compagnia, di comprensione, di sostegno. Abbiamo bisogno di amare e di essere amati, anche solo da una sola persona su 7 miliardi.

"Testardo inseguimento", perché la strada che questi due personaggi hanno deciso di percorrere era ed è difficile, ardua, ma è quella giusta. E loro hanno sempre camminato, sempre. Con coraggio e determinazione, magari perdendo terreno, ma senza mai mollare, senza mai arrendersi. Con una testardaggine che dovrebbe essere presa ad esempio, soprattutto da noi giovani, che sempre di più ci arrendiamo alla prima difficoltà, al primo inciampo. Inseguire, cercare, mai accontentarsi, soprattutto se la situazione delle cose è quella che è, soprattutto se le ingiustizie sono davanti agli occhi di tutti.

"Società più giusta, senza diseguaglianze", perché non basta rendere perfetta e idilliaca la propria personale realtà. Essa si inserisce inevitabilmente in una realtà più ampia, in una società con le sue ricchezze e i suoi problemi. Perché forse non c'è più la guerra, forse non ci cadono le bombe in testa, forse abbiamo da mangiare e abbiamo i soldi per arrivare (quasi) a fine mese, forse non c'è più una dittatura, forse siamo un paese civile, ma rimangono grandi, grandissime ingiustizie. Anche nel nostro Bel Paese, che ha tante pretese.



mercoledì 29 maggio 2013

Franca Rame, piccola acrobata

Tanti anni fa
Vidi in un circo una bambina
Piccola acrobata, in cima
A una piramide di uomini
E il suo volto serio il pubblico sfidava
“Ci vuole coraggio” sembrava dire
e “Ridere non basta”.
Anni dopo l’ho vista
Con qualche ombra triste
Sul volto. Era caduta
Spesso, si era ferita.
Ora è una grande stella vive in un carrozzone
D’oro e di broccato
Ha sposato il re dei clown
Ma non ha dimenticato
Il vecchio circo
L’odore degli animali
La paziente fatica
Del porteur e dell’Augusto
Del trapezista che prova
Ogni giorno le sue ali.
E l’ho rivista in cima
A una piramide di uomini
(quelli di prima)
e il suo volto serio il pubblico sfidava
“Ci vuole coraggio”, sembrava dire
per restare quassù
e “Ridere non basta”.
Ma io non so che fare
Altro che miracoli
Io non ho altro
Nido che questo
Perché vorrei raccontarvi
Ciò che quassù io sogno.
Io so solo volare
Io non so fingere altro
Che verità.

(Stefano Benni)
Forse non ho più dieci anni e non sono più una bambina, ma anche ora che ne ho venti mi addormento ancora ascoltando le stesse canzoni di dieci anni fa.
"...cari compagni dell'altra sponda, cantammo in coro giù sulla terra, amammo in cento l'identica donna, partimmo in mille per la stessa guerra..."
Invecchiare può non essere così traumatico, se ci si ricorda di mantenere vive alcune piccole cose.

giovedì 23 maggio 2013

Angelicamente anarchico

Eri venuto a parlare a una Festa della Resistenza, qualche anno fa, in un paese sperduto in provincia di Brescia. Eravamo tutti stipati in una sala bollente e soffocante, alcuni seduti per terra, altri, quelli più lontani, in piedi sulle sedie per vederti meglio, proprio come Zaccheo aveva fatto con Gesù.
Eri un prete, ed eri venuto a parlare della Costituzione.
Non è un controsenso, non c'è nulla di strano in questo, è perfettamente normale. O almeno dovrebbe.
Ad un certo punto hai cominciato a parlare della Resistenza e ci hai fatto cantare Bella Ciao.
Eravamo tutti lì, giovani e vecchi, a cantare un po' commossi Bella Ciao per ricordarci che essere uomini significa anche dare la vita per quello in cui si crede, che sia la libertà dal nazifascismo o la salvezza degli uomini dalla morte eterna non cambia, in fondo è lo stesso.
Eri un prete e un comunista. Un prete tanto diverso da quelli che sono stata abituata a vedere. Forse eri solo l'eccezione che conferma la regola, ma io voglio pensare che in giro per il mondo ci siano tanti uomini di fede come te, persone che non si dimenticano degli uomini, anche se hanno donato la propria vita a un dio.
Eri un prete e stavi con gli ultimi, e questo suscita tanto stupore e tanta ammirazione, anche se a me pare che questa dovrebbe essere la prassi, quantomeno per un prete. Stavi con quelli che "se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo", come cantava De André, come insegnava Cristo.
Eri e rimarrai un esempio da seguire, un piccolo prete con una grande voce, una grande forza nelle braccia, con la rabbia della disperazione degli ultimi negli occhi, con un grande amore nel cuore.


 "Alla fine Dio non ci chiederà se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili".
(Don Andrea Gallo)