Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
e ho navigato sette volte i sette mari
e ho visto mostri ed animali rari,
l'anfesibena, le sirene, l'unicorno.
Io che tornavo fiero ad ogni porto
dopo una lotta, dopo l'arrembaggio,
non son più quello e non ho più il coraggio
di veleggiare su un vascello morto.
Dov'è la ciurma che mi accompagnava
e assecondava ogni ribalderia?
Dove la orza che ci circondava?
Ora si è spenta ormai, sparita via.
Guardo le vele pendere afflosciate
con i cordami a penzolar nel vuoto,
che sbatton lenti contro le murate
con un moto continuo, senza scopo.
E vedo in aria un'insensata danza
di strani uccelli contro il cielo bigio
cantare un canto in questo mondo grigio
un canto sordo ormai, senza speranza.
E qui da solo penso al mio passato,
vado a ritroso e frugo la mia vita,
una saga smarrita ed infinita
di quel che ho fatto, di quello che è stato.
Le verità non vere in cui credevo
scoppiavano spargendosi d'intorno,
ma altre ne avevo e giorno dopo giorno
se morivo più forse rinascevo.
E ora son solo e non ho più il conforto
di amici andati e sempre più mi assale
la noia a vuotar l'ultimo boccale
come un pensiero che mi si è ritorto.
Ma ancora farò vela e patirò
io da solo, e anche se sfinito,
la prua indirizzo verso l'infinito
che prima o poi, lo so, raggiungerò.
L'Ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo.
L'Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un'ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.
Di me e della mia nave anche il ricordo.
Francesco Guccini
mercoledì 28 novembre 2012
sabato 3 novembre 2012
Non capisco mai se sono io a non saper parlare o se sono gli altri a non essere in grado di capirmi.
Forse non so spiegarmi.
Con tutta probabilità, però, il problema è che ognuno è cieco a tutto tranne che alle sue ragioni.
E così passiamo le nostre giornate a scontrarci, a urtarci, a pestarci i piedi. Anche senza cattiveria, non siamo in grado di comprendere le ragioni dell'altro.
Ma la comprensione è qualcosa che appartiene all'amore. Era evidente e chiaro fin dal principio, quindi, che non potesse essere nostra.
Forse non so spiegarmi.
Con tutta probabilità, però, il problema è che ognuno è cieco a tutto tranne che alle sue ragioni.
E così passiamo le nostre giornate a scontrarci, a urtarci, a pestarci i piedi. Anche senza cattiveria, non siamo in grado di comprendere le ragioni dell'altro.
Ma la comprensione è qualcosa che appartiene all'amore. Era evidente e chiaro fin dal principio, quindi, che non potesse essere nostra.
sabato 6 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
Le grandi abitudini dimenticate
Quando andavo all'asilo mia mamma tutte le mattine metteva nella tasca del mio grembiulino un fazzoletto di stoffa. Oggi ho aperto l'armadio della mia vecchia camera e ho trovato la scatola di cartone in cui erano conservati tutti quei fazzoletti colorati, sempre ricoperta dalla stessa carta da regalo rosa di un tempo.
Mi ha ricordato che le nostre giornate sono attraversate da consuetudini che il tempo trasforma. Quel fazzoletto nella tasca era un quadrato di casa che mi seguiva all'asilo, che rimaneva sempre a portata di mano, al sicuro nella tasca.
Non uso quei fazzoletti da anni, sono stati sostituiti da quelli di carta, più pratici e igienici. Ma rivedere quella scatola, con quei quadrati di stoffa colorata ben piegati, è stato come scoprire che, senza rendermene conto, ho lasciato dietro di me molto più di quando io non creda.
Crescere è strano.
Mi ha ricordato che le nostre giornate sono attraversate da consuetudini che il tempo trasforma. Quel fazzoletto nella tasca era un quadrato di casa che mi seguiva all'asilo, che rimaneva sempre a portata di mano, al sicuro nella tasca.
Non uso quei fazzoletti da anni, sono stati sostituiti da quelli di carta, più pratici e igienici. Ma rivedere quella scatola, con quei quadrati di stoffa colorata ben piegati, è stato come scoprire che, senza rendermene conto, ho lasciato dietro di me molto più di quando io non creda.
Crescere è strano.
martedì 25 settembre 2012
Ho in tasca un amore
Ho in tasca un amore
lo stringo nella mia mano
me lo rigiro fra le dita
ci gioco e lo accarezzo.
Lo immagino mio
invento un futuro
io, che temo il domani
più della morte stessa,
progetto un divenire.
Ma mai che riesca
a trovare il coraggio
di estrarlo, di esporlo
alla luce e alle ombre di questo mondo,
che sembra poter accettare tutto
all'infuori di un amore.
lo stringo nella mia mano
me lo rigiro fra le dita
ci gioco e lo accarezzo.
Lo immagino mio
invento un futuro
io, che temo il domani
più della morte stessa,
progetto un divenire.
Ma mai che riesca
a trovare il coraggio
di estrarlo, di esporlo
alla luce e alle ombre di questo mondo,
che sembra poter accettare tutto
all'infuori di un amore.
giovedì 13 settembre 2012
ODE ALL'IPOD PERDUTO
Ti supplico Apollo lungisaettante, per la tua arpa,
tu che apprezzi la buona musica,
proteggi il mio Ipod, ovunque esso sia.
Fa che non cada nelle mani di napoletani
amanti di Gigi D'Alessio,
di truzzi discoteca-maniaci,
di tredicenni cerebrolese.
Proteggilo da Laura Pausini,
e dagli Amici di Maria.
Se non puoi farlo tornare a me,
almeno fa che venga recuperato
da un amante di pallosi ma sinceri
cantautori genovesi e bolognesi.
E tu, compagno di mille viaggi,
fedele amico, coraggioso bisbiglio,
tu che mi riportavi Voci dal passato
e rendevi meno cupo il presente,
non ti dimenticherò.
Amen.
Prosit.
Trallallà.
(Miracolosamente ho ritrovato il suddetto Ipod. Da qui la mia decisione di diventare immediatamente politeista. Apollo esiste.)
tu che apprezzi la buona musica,
proteggi il mio Ipod, ovunque esso sia.
Fa che non cada nelle mani di napoletani
amanti di Gigi D'Alessio,
di truzzi discoteca-maniaci,
di tredicenni cerebrolese.
Proteggilo da Laura Pausini,
e dagli Amici di Maria.
Se non puoi farlo tornare a me,
almeno fa che venga recuperato
da un amante di pallosi ma sinceri
cantautori genovesi e bolognesi.
E tu, compagno di mille viaggi,
fedele amico, coraggioso bisbiglio,
tu che mi riportavi Voci dal passato
e rendevi meno cupo il presente,
non ti dimenticherò.
Amen.
Prosit.
Trallallà.
(Miracolosamente ho ritrovato il suddetto Ipod. Da qui la mia decisione di diventare immediatamente politeista. Apollo esiste.)
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