mercoledì 27 febbraio 2013

Indignez-vous!

"Il mio augurio a tutti voi, a ciascuno di voi, è che abbiate un motivo per indignarvi. E' fondamentale. Quando qualcosa ci indigna come a me ha indignato il nazismo, allora diventiamo militanti, forti e impegnati. Abbracciamo un'evoluzione storica e il grande corso della storia continua grazie a ciascuno di noi. Ed è un corso orientato verso una maggiore giustizia, una maggiore libertà, ma non la libertà incontrollata della volpe nel pollaio."

(Stéphane Hessel)

Oggi ci lascia un vecchio partigiano di 95 anni.
Sì, ci lascia: ci lascia una grandissima e immortale lezione di vita, ci lascia un esempio bellissimo e ottimista, talmente luminoso che riesce ad allontanare un poco l'oscurità che, sempre di più, soprattutto in questi giorni, in questo cupo panorama post-elettorale, sembra ingoiare tutto.

Finché ci saranno persone così, ci sarà speranza.
E persone così ci sono, credetemi! Sono le rare e preziosissime mosche bianche. Che non sono, banalmente, "quelli che la pensano come te". Sono quelli che vivono ogni giorno le parole che dicono, quelli che sanno riconoscere la bellezza, quelli che distinguono ancora il bene dal male, quelli che si impegnano a cambiare il loro piccolo mondo, a migliorare quello che loro,direttamente, possono migliorare.

Ringrazio loro, ringrazio Hessel, ringrazio tutti quelli che, con il loro esempio, mi permettono di tirare avanti, di non perdere la fiducia, di continuare a resistere. Tutti quelli che mi fanno dire: esiste ancora l'Uomo.

lunedì 25 febbraio 2013

E terrò conto del fatto che i miei appelli al voto non sono serviti a una minchia.
E allora faccio parlare altri, anche perché io non ho proprio più parole:



E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

(Fabrizio De André, Canzone del maggio, 1973)

Elezione, brutta lezione

Io, che sono una persona ingenua e di buona fede, non riesco a capacitarmi del numero esorbitante di voti che è riuscito a prendere, ancora, Berlusconi e il centro-destra. Davvero, rimango sinceramente allibita. Nella mia innocenza pensavo che nell'Italia del 2013, dopo quello che ci è stato fatto sopportare, dopo le bugie, gli scandali, le dichiarazioni da folle, i processi, dopo TUTTO, il risultato del pdl non potesse essere neanche QUANTIFICABILE. E invece, con grande disgusto, mi trovo costretta a fare i conti con la realtà: a capire, ad esempio, che nella mia provincia dovrei togliere il saluto ai 2/3 delle persone che incontro per strada. A capire che un Paese che permette a un delinquente di candidarsi e che per giunta lo vota è un Paese che ha perso il senso della realtà, della dignità e della giustizia. Ma non "mi fa schifo l'Italia", come tanti in questi momenti dicono. No, io continuo ad amare il mio Paese. Però un po' di disgusto (un po' tanto) per l'elettore del Pdl non posso non provarlo.

domenica 24 febbraio 2013

venerdì 22 febbraio 2013

VOTO.
Non è una parola bellissima?
Valorosa e tagliente, con la sua "v"!
Corta, ma forte, grazie alle due "o", così tonde e orgogliose.
E la "t" dà un grande senso di sicurezza, di stabilità.
Ma allo stesso tempo è anche veloce, mobile.
Può essere sia un sostantivo che un verbo.
Ed è bella da gridare, ma anche da sussurrare,
la su può usare come bandiera,
ma anche come una confessione,
silenziosa e potente.
La lingua italiana ha parole davvero interessanti.

Io voto

Bene, ormai ci siamo: ultimi appelli al voto da parte dei nostri politici, prima delle elezioni di domenica e lunedì.
Anche io ne ho qualcuno.
Tipo:

Vi prego, vi supplico, votate bene. Altrimenti mi toccherà cambiare paese.

O:

"Nella cabina elettorale Stalin non vi vede, Dio sì" quindi, ragionateci per un istante: chi rispetta di più il vostro diritto a votare liberamente e in segreto?! Dio è un gran furbastro.

Oppure:

Se vince ancora il centro-destra, vi avverto, prendo il forcone di mio nonno e vi infilzo tutti.

O ancora:

Non fate cazzate.

Ne avrei anche altri. Ma mi fermo qui.
Quindi andiamo a votare, perché è un nostro diritto e un nostro dovere, certo. Ma anche e soprattutto perché la nostra disastrata democrazia funziona solo se ce ne interessiamo. I soggetti siamo noi, è il nostro lavoro, la nostra "missione". E allora nonostante la neve e le piogge torrenziali facciamo uno sforzo, prendiamo la nostra bella tessera elettorale, la carta d'identità, ombrello e cappello e andiamo a votare.
Che poi è anche bello, è anche emozionante! Quella croce su un foglio è un gesto così carico di significati, di storia, di idee e di prospettive che a pensarci bene viene la tremarella. Si tratta di una responsabilità enorme, che determina la sorte del futuro del nostro Paese, determina la Storia, senza mezzi termini.

Buone elezioni.
E che siano buone davvero.




lunedì 11 febbraio 2013

Dimesso un papa se ne fa un altro

Il papa si è dimesso, poffarbacco, il papa si è dimesso!
Così tutti ora finalmente possono sfruttare la loro conoscenza di Celestino V, "colui che per viltà fece il gran rifiuto", e dimostrare di aver seguito le lezioni di italiano alle superiori.
Ora aspetto con ansia il Conclave, la fumata bianca, tutte queste cerimonie solenni e misteriose, che fanno tantissimo "forze oscure in azione"!
Vorrei tanto che venisse eletto un papa nero. Oppure un papa comunista! O una papessa!
Il massimo sarebbe una papessa nera comunista.
Al di là di tutto, quello che sarà più difficile sopportare saranno le immancabili dimostrazioni di ipocrisia: il papa è stato criticato tantissimo in questi anni, quasi odiato in certi momenti. E ora tutti i giornalisti si affrettano a riciclare i coccodrilli, a eliminare i commenti sulla "morte che ha lasciato privi di una guida miliardi di fedeli" e a sostituirli con commossi riconoscimenti "del grande gesto di coraggio dettato dalle condizioni di salute e dall'età avanzata".
E comunque non deve essere facile essere papa. Come non deve essere facile, più in generale, essere nessuna di queste grandi personalità. Noi questo tendiamo a non considerarlo, tendiamo a dimenticarlo. Non ci poniamo troppe domande, giudichiamo in fretta, senza pensare. Condanniamo o beatifichiamo senza pensare alle ragioni e ai problemi che questi uomini devono affrontare.
Ma al di là di tutte le polemiche, di tutti i commenti necessari o superflui che siano, credo sia impossibile non essere presi da una certa emozione in queste situazioni. Anche se della Chiesa Cattolica non ce ne può fregar di meno, anche se non si è credenti, anche se abbiamo detestato questo papa per le sue uscite sugli omosessuali, sul demonio e sui preservativi.
L'emozione di rendersi conto di essere di fronte alla Storia, di essere NELLA Storia, di camminare a fianco di avvenimenti che un giorno saranno raccontati nei libri.